Premio Internazionale Viareggio-Versilia

Edizione 2010

MARIO VARGAS LLOSAMario Vargas Llosa

Motivazioni della Giuria

PREMIO INTERNAZIONALE VIAREGGIO-VERSILIA

2010

 

 A chi scorra una storia del Perù potrebbe parere che nel 1936 l’unica cosa importante della nazione sia accaduta ad Arequipa, dove il 28 marzo nasceva Mario Vargas Llosa: un intellettuale il cui talento letterario sfida tutti i luoghi comuni da sempre. La sua figura non cresce negletta, ma da subito – con La ciudad y los perros del 1963, Premio de la Critica Española – viene riconosciuto e apprezzato. Lo sfondo umano di tante sue opere, fatto di soldati e delle prostitute che li scortano in una vita povera, nasce da una rimasticatura di una giovanile presenza, dopo le scuole salesiane e lasalliane, nell’accademia militare nella quale tanti commilitoni imparano solo quella cultura golpista che scuote ritmicamente la storia del Perù novecentesco.
E la sua militanza politica, formatasi nei primi lunghi soggiorni come borsista a Madrid e giovane marito a Parigi, non lo inchioda da una parte, ma lo fa girovagare, dalle simpatie castriste alla rottura con il regime cubano dopo l’arresto di Padilla, dal liberismo radicale per il quale si candida alle elezioni presidenziali per cedere alla resistibile ascesa di Alberto Fujimori nel 1990. Critico coraggioso della dittatura di Manuel Odría, subisce un diluvio di critiche quando accetta di far parte della commissione insediata dal presidente Belaúnde per far luce sul massacro di Uchurracay, in un palleggio di responsabilità fra gli spietati guerriglieri di Sendero Luminoso e le formazioni dell’esercito – e diventa così quello che è oggi.
Una voce autorevole, inaspettata, che come autore è passato da generi e forme, non più distanti di quelle solcate dalla sua militanza politica e dalla sua inafferrabile collocazione fisica, divisa fra Londra eletta da vent’anni a dimora, la Spagna di cui è cittadino e accademico, il Perù della sua vita e delle sue famiglie, e le molte sedi che se ne contendono le letture ironiche e cupe, nel suo rimasticare la storia dimenticata facendo delle persone dei personaggi, nella sua prosa di critico letterario, a partire da quella tesi di dottorato del 1971 Garcia Márquez: historia de un deicidio che nonostante una epica scazzottata che ruppe i loro rapporti è stata chiesta come prefazione ad una riedizione celebrativa dei "Cent’anni di solitudine" del Nobel colombiano.
Quello di Vargas Llosa è un mondo fatto di sguardi ("è un paesaggio bello" – dice la Historia de Mayta, 1984 – "a patto di fissare lo sguardo sugli elementi e gli uccelli. Perché quanto ha fatto l'uomo, invece, è brutto"), di equivoci come quelli del Bar Cattedrale, di finzioni come le lettere sul perché della scrittura, alla ricerca di un antidoto contro la ferocia umana. In questo tempo malato dove la quantità di sangue e di morte della corrida scandalizza assai più di quello che non faccia la morte degli uomini, "solitamente senza corna" diceva in un articolo del Corriere pochi mesi fa, Vargas Llosa ripete la sua convinzione: la fragilità della democrazia è un tema martellante della sua fitta attività di pubblicista, e lo sfondo di una fragilità più profonda che egli indaga, ricorrendo ora a Sartre ora al remake di Flaubert: quella che fa della quasi professa Bonifacia, la Selvatica ne La casa verde, il romanzo sul disadorno mondo del bordello che nasconde e in fondo protegge il disadorno desiderio della purezza autentica.
A questo mondo e a chi da quasi mezzo secolo ce lo racconta, si rende omaggio con l’assegnazione del Premio Internazionale Viareggio-Versilia 2010. Signore e signori Mario Vargas Llosa.
[a cura di Alberto Melloni]

sentita la Giuria

il presidente
Rosanna Bettarini

Biografia

Scrittore, giornalista e politico fra i più importanti del suo tempo, Mario Vargas Llosa è un artista a tutto tondo, capace di scrivere romanzi che sfiorano il sublime così come di impegnarsi in battaglie civili che assorbono gran parte delle sue energie (anche se lui si definisce uno schiavo volontario e felice della letteratura). Fine polemista, ama l'affondo paradossale e il resoconto vivace delle sue disavventure e delle sue idee.
Nato a Arequipa (Perù) il 28 marzo 1936, cresciuto in Bolivia fino ai dieci anni, dopo la riconciliazione dei genitori torna a vivere in Perù. Ma il rapporto col padre è conflittuale e il futuro scrittore finisce in un collegio militare. La letteratura diventa un'evasione che lo accompagnerà per tutti gli anni universitari.
Studia prima a Lima per poi trasferirsi a Madrid e lì concludere il percorso universitario.
Come molti intellettuali del suo tempo è però inesorabilmente attratto da Parigi, vero centro nevralgico di tutto ciò che di importante stava capitando in ambito artistico (e non solo) nei brillanti fine anni cinquanta. Nel frattempo, aveva sposato una zia acquisita di parecchi anni più vecchia di lui. Gli anni Parigini segneranno profondamente la personalità dello scrittore, colorando la sua vena narrativa di tradizioni e disincanto europeo, tanto che Vargas Llosa non si è mai di fatto allineato a certi stilemi consunti e talvolta stereotipati della narrativa sudamericana, plasmata per molto tempo dal modello marqueziano. Basti dire che proprio nella capitale francese ha modo di frequentare un intellettuale del calibro di Sartre, diventandone amico e difendendone le idee, tanto che i suoi amici lo soprannominarono "il piccolo valoroso Sartre".
Collabora con vari giornali e nel '63 scrive La città e i cani, che in Europa ottiene un successo enorme, ma in Perù viene bruciato in piazza, perché considerato dissacrante. Due anni dopo pubblica La casa verde, un altro romanzo destinato a essere tradotto in venti lingue. Come del resto la trentina di romanzi successivi, cui si aggiungono testi per il teatro e il cinema, saggi, articoli politici su giornali e riviste. In questi anni conosce anche Gabriel Garcia Marquez e si avvicina alla rivoluzione cubana, mantenendone però una posizione critica.
Ormai è lanciato sul mercato editoriale e viene insignito di svariati riconoscimenti tra cui il Premio nazionale del romanzo del Perù, il Premio Ritz Parigi Hemingway, il Premio Principe di Asturias e molti altri. La sua opera si compone nel complesso non solo di romanzi ma è da sempre sensibile ad altre forme letterarie: il cinema, il teatro, la saggistica oltre che dalla sempre intensa attività giornalistica.
Anche i suoi impegni pubblici si infittiscono, tiene conferenze nelle università di tutto il mondo e ottiene cariche importanti, tra cui quella di presidente del Pen Club International. Accetta anche la cattedra di Simon Bolivar all'Università di Cambridge dove tiene corsi di letteratura.
Malgrado risieda in Europa, nel 1990 concorre alle elezioni presidenziali in Perù, ma viene sconfitto da Alberto Fujimori. Nel '96 è tra i fondatori della Fondazione Hispano Cubana che si propone di rafforzare e sviluppare i vincoli che da oltre cinque secoli legano i cubani agli spagnoli.
Dell'imponente produzione letteraria di Mario Vargas Llosa segnaliamo alcune opere tradotte in italiano:

La città e i cani (Rizzoli 1986, Einaudi 1998);
La casa verde (Einaudi,1991);
I cuccioli (Rizzoli,1996);
Conversazione nella Cattedrale (Einaudi, Rizzoli 1994);
Pantaleon e le visitatrici (Rizzoli,1987);
L'orgia perpetua. Flaubert e Madame Bovary (Rizzoli 1986);
La zia Julia e lo scribacchino (Einaudi 1994);
La guerra della fine del mondo (Einaudi 1992);
Storia di Mayta (Rizzoli 1988);
Chi ha ucciso Palomino Molero? (Rizzoli 1987);
La Chunga (Costa & Nolan 1987);
Il narratore ambulante (Rizzoli 1989);
Elogio della matrigna (Rizzoli 1990 e 1997);
La verità delle menzogne (Rizzoli 1992);
Il pesce nell'acqua (Rizzoli 1994);
Il caporale Lituma sulle Ande (Rizzoli 1995);
I quaderni di don Rigoberto (Einaudi 2000);
Lettere a un aspirante romanziere (Einaudi 2000);
La festa del caprone (Einaudi 2000).
Il paradiso è altrove (2003)
Avventure della ragazza cattiva (2006)

La casa editrice Einaudi ha in corso di pubblicazione la sua opera intera.