Premio Letterario Viareggio-Tobino
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Edizione 2009
Sergio Staino
Motivazione del Premio
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Autore dell’Anno 2009
Ha spaziato dall’architettura al teatro, dalla sceneggiatura alla regia per cinema e tivù, dalla direzione artistica all’organizzazione di eventi culturali. Spettacolo, scrittura, messaggio figurato sono alcune delle tappe della lunga carriera di Sergio Staino e della sua perfetta creatura Bobo, alter ego e anche figlio-padrone; una vecchia coppia tuttora indomita che ogni settimana allunga il suo graffio soave sulla “filosofia da ridere e la politica da piangere”. Di striscia in striscia, di nuvoletta di pensiero in nuvoletta di parola, Bobo racconta per segni e posture i sentimenti e le pulsioni d’un’intera generazione alla continua ricerca di se stessa, spargendo sulla mensa del vivere quei sapienti pizzichi di satirico sale che definiscono la difficile crescita di una società ambigua e complessa. Candido e spietato, pio ed empio, Bobo ha spalancato le porte ad una letteratura a fumetti che ha la forza narrativa dei racconti brevi, e che trova il massimo di godibilità in una lettura tanto rapida e imprevista quanto tagliente e fulminante è quella dell’autore che, attraverso un’analisi amara e dolce, scrive, disegna e mette le ali al linguaggio della satira per scrutare gli aspetti più profondi del divenire talvolta opaco delle nostre relazioni sociali.
Il Premio Letterario Viareggio-Tobino, attento a cogliere il continuo rinnovarsi del dibattito delle idee nello svelare lo spirito dei tempi e dei popoli, ha constatato nel talento, nel valore e nella lunga continuità della complessa opera artistico-letteraria di Sergio Staino la più completa aderenza ai valori che propugna e alle finalità per le quali è stato istituito.
Così proclama
Sergio Staino
“Autore dell’Anno 2009”
sentita la Giuria
sentita la Fondazione “Mario Tobino”
il presidente
Rosanna Bettarini
Viareggio, 16 gennaio 2009
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Biografia
«Quando non ci sarò più e sarò solo cenere vorrei che sulla mia urna venisse scritto: Sergio Staino, fumettaro». Così il padre del mitico Bobo, il suo personaggio più noto, ha raccontato alcuni mesi fa ai ragazzi dell’indirizzo grafico–pubblicitario, nell’aula magna dell’istituto professionale «Einaudi», la passione di una vita, quella per il suo lavoro di disegnatore satirico.
Fu Oreste del Buono, direttore di Linus, intervistato da Umberto Eco nel primo numero della rivista, a “sdoganare” il fumetto, a dargli dignità letteraria e a pubblicare nel 1979 le prime strisce di Bobo, personaggio dal quale, egli stesso confessò, rimase folgorato.
Dal 1979, Sergio Staino ha raccontato con ironia ed intelligenza la storia sociale e politica del nostro paese, incarnando di volta in volta le speranze e le disillusioni della sinistra italiana. Oltre ad essere presente da anni nelle pagine di molti quotidiani con le sue vignette, è stato anche regista, autore di programmi televisivi, fondatore e direttore del mitico settimanale satirico “Tango”, direttore del Teatro Puccini di Firenze e di “Emme” inserto satirico dell’Unità: una figura importante non solo del fumetto e della satira, ma di tutta la cultura italiana. Sergio Staino nasce a Piancastagnaio, in provincia di Siena, nel 1940. Dopo essersi laureato in architettura, insegna nella provincia di Firenze e si stabilisce a Scandicci, successivamente si dedica al mondo dei fumetti debuttando con il personaggio che lo ha reso famoso, Bobo, che pubblica per la prima volta nel 1979 sulla prestigiosa rivista “Linus” diretta da Oreste del Buono. Negli anni '80 collabora con quotidiani come “Il Messaggero” e “L'Unità” (con la quale ancora lavora); nel 1986 fonda e dirige il settimanale satirico “Tango”, su cui compaiono alcune delle più importanti firme della satira del periodo, da Gino e Michele a David Riondino, da Michele Serra a Lorenzo Beccati, da Francesco Tullio Altan a Ellekappa, da Daniele Panebarco ad Andrea Pazienza, oltre ad ospiti d'eccezione come Francesco Guccini. Nel 1987, forte del successo ottenuto dalla versione cartacea del settimanale, Staino porta su Raitre Teletango. Successive collaborazioni con la televisione pubblica, nel 1990 e nel 1993, danno vita ad un varietà satirico condotto da Claudio Bisio e Athina Cenci, Cielito lindo. Durante quello stesso periodo, Sergio Staino si cimenta inoltre anche con la regia e la sceneggiatura, prima con il film Cavalli si nasce, interpretato da Paolo Hendel e David Riondino, e poi con Non chiamarmi Omar, sviluppato a partire da un racconto di Altan e realizzato con un notevole cast (Gastone Moschin, Stefania Sandrelli, Ornella Muti e Barbara D'Urso). Nel 2007 realizza "Emme", "periodico di filosofia da ridere e politica da piangere", in edicola ogni lunedì come supplemento a “l'Unità” con cadenza settimanale, continuando le sue collaborazioni anche con televisione, cinema e teatro.
Hanno detto di lui:
Umberto Eco: “Lo storico del futuro che, all’interno della sua calotta di plastica antiradiazioni, voglia capire che cosa è successo a una generazione italiana, oltre ai molti rispettabili documenti che si troverà a sfogliare, dovrà tenere presente anche Bobo, forse più dei libri di Toni Negri, dei discorsi di Berlinguer o delle annate di Lotta Continua”.
Oreste del Buono: “Si era alla fine del 1979, il primo anno di Linus rimpicciolito per motivi strategici che la numerosa redazione di allora composta da estete raffinate e aggressive non aveva molto gradito. … La redazione era così un poco prevenuta sul mio gusto. E qualcuna avanzò legittime critiche sul segno delle strisce di Sergio Staino, ma io ero restato folgorato. Con un nasone enorme, occhiali come fanali e una foresta di capelli e peli sempre fuoriposto, Sergio Staino si svillaneggiava nella prima striscia in un Bobo alla ricerca di un’identità.”.
Michele Serra: “Tango di Sergio Staino fu in questo senso, pur nella brevità della sua parabola, un implacabile testimone dei sentimenti e dei ragionamenti della sinistra in crisi, della sua mutazione da corpo organizzato e strutturato in galassia diffusa, confusa, spersa eppure vitale. Forse nessun linguaggio come la satira seppe essere, in quegli anni, così implacabilmente “politico”. Con una precisione mai consolatoria, mai distratta.”.
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